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Così la vecchia calandra fatta di bocche di cannoni sarà presto sostituita da più moderne apparecchiature.
Cadrà un motivo romantico ma le richieste crescono ormai di giorno in giorno e la realtà .positiva ha deciso Silvio Aliberti ad ingrandire la sua azienda.
Operai ne ha attualmente 18 ma a fine mese, quando un nuovo capannone sarà pronto, li farà salire a 25. Chi viene a Canelli per trovarvi lo spumante, vi potrà, fra non molto, scoprirvi anche un piccolo gioiello di stabilimento metallurgico, fra l'altro diretto dalla più giovane, forse, delle capoaziende d'Italia.
E' Elda Aliberti, figlia del proprietario, che ha appena vent'anni e amministra il piccolo stabilimento. Come un'altra sua sorella, è nata in Africa.
A sentirla dare ordini precisi o rispondere al telefono fornendo dati tecnici esattissimi, la si direbbe già una veterana della partita doppia e un'esperta in acciai.
E' lei a confidarmi che le sono giunte ordinazioni" non solo da altre parti d'Italia ma anche dalla Germania e dal lontano Messico.
Il sistema adottato dall'Aliberti non presenta, in realtà, sotto il profilo tecnico grosse innovazioni.
Autoclavi per la fermentazione anticipata delle uve e per la stagionatura pure anticipata dei vini erano già in uso da tempo in Francia e anche qui a Canelli presso qualche grossa azienda.
Le apparecchiature di Silvio Aliberti si farebbero però preferire per alcuni particolari atti a consentire una fermentazione pressochè naturale delle uve con un immediato raffreddamento, regolato automaticamente.
ni-gi. |
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CANELLI - Elda Aliberti a vent'anni è la direttrice della fabbrica di suo padre |
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DAL NOSTRO INVIATO
CANELLl - Quando Silvio Aiberti, geniale artigiano locaale, dopo aver trascorso molti anni della sua vita in Africa orientale fece definitivo ritornò in patria dal Kenia al ternine dell'ultimo conflitto mondiale, si trovò a dover praticamente ricominciare la sua esistenza.
Ebbe un'idea singolare e luminosa. Acquistò da un parco di residuati bellici tre bocche li cannone di calibro diverso. Laggiù, fra il Somaliland, l'Eltrea e l'Africa britannica, come operaio tornitore, aveva preso dimestichezza con il ferro e l'acciaio. E anche di cannoni ne aveva visti parecchi Quell'esperienza gli fu preziosa
Dalle tre bocche da fuoco, incastellate in montanti e a distanze diversa ma millimetrichesarebbe nato il rudimentale attrezzo, |
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poi perfezionato, che ha dato vita a quella che ora può essere considerata una piccola industria: una calandra che spiana e sfoglia l'acciaio, dandogli le dimensioni e le curvature volute.
Fra pochi giorni, alla Fiera di Milano, gli esperti di enologia si soffermeranno certamente davanti a un padiglione per osservare un ingegnoso apparecchio che li incuriosirà: una gigantesca autoclave alta oltre quattro metri che consente per azione termica la stagionatura anticipata dei vini.
Il macchinone è nato qui a Canelli, proprio nella piccola officina di Silvio Aliberti.
L'acciaio,per assumere le curvature progettate, è stato sfogliato a dovere dalle tre vecchie bocche da fuoco, alle saldature hanno provveduto le maestranze che l'abile artigiano ha assunto |
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in questi ultimi anni
e la rivestitura interna in vetro (in fondo si tratta di un gigantesco thermos) è stata applicata anch'essa sul posto. Il bell'aggeggio che attirerà a Milano la curiosità dei tecnici è frutto, così, della genialità dell'artigiano canellese
Silvio Aliberti non presenterà alla Fiera milanese la sua grossa autoclave nè con il suo nome nè con le sue iniziali.
Si è impegnato con una ditta milanese, a cui fornirà apparecchi in continuità, e quest'azienda, nell'accordo, si è riservata il diritto di poter esporre in proprio l'autoclave.
Per l'ex-tomitore meccanico del Somaliland si tratta soltanto di un contingente lieve sacrificio di prestigio. Le sue piùsincere aspirazioni sono altre.
Vorrebbe, in breve tempo, industrializzare la sua produzione. |
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